Lo Yoga è pericoloso! L’ha detto il giornale!

img_3335Lo Yoga è una disciplina pericolosissima, statene alla larga! Lo Yoga è Satana in persona, non diventate adepti dell’angelo del male. Lo Yoga è roba da fricchettoni che si drogano e poi si lasciano andare a riti orgiastici mentre volano fuori dal proprio corpo.
Yoga è quella roba lì che ti metti con le gambe incrociate e fai Om, mentre ti convinci di amare tutto il mondo e le creature in esso presenti, ma tanto non serve a nulla. State attenti!Con lo Yoga vi infortunate! State attenti perchè lo Yoga lo insegnano solo approfittatori e personaggi sgangherati che siccome non avevano altro da fare si sono inventati Maestri e Guru di Yoga: vi rubano i soldi, vi plagiano! Lo Yoga non serve a niente, prenditi un’aspirina a vita che è meglio!

“Per molti lo Yoga è una disciplina “intoccabile”. Ma come in tutte le cose bisogna trovare un giusto equilibrio”, disse il 6 novembre 2016 una bravissima giornalista in un articolo su un periodico a diffusione nazionale. E cosa fece? Trovò il giusto equilibrio andandosi ad informare dai più prestigiosi maestri presenti sul territorio Italiano? Andò ad intervistare, che so io, Mario Verri? Gabriella Cella? No amici miei, molto di più! Allora si recò a raccogliere informazioni dagli esperti della Associazione Italiana Yoga? Si documentò leggendo articoli scientifici e facendosi un’idea? No siete fuori strada, sono molte le cose che non sapete sullo Yoga, una di queste è che le massime autorità nella cultura Yoga contemporanea in Italia lavorano in incognito e si nascondono al grande pubblico in una bellissima città del Nord Italia. E i massimi esperti che cosa ci hanno detto? Quali verità?
Mettetevi comodi ed ascoltate:
1) “Sfatiamo alcuni miti: non è una medicina. E no, non inverte l’invecchiamento o potenzia la sessualità”.

Caro Sting, fino ad oggi ci hai raccontato fandonie! Chissà quante conquiste hai fatto grazie alla tua bugia che con lo Yoga fai sesso ininterrottamente per ore!

E, care Università di mezzo mondo: tacete! Non valgono a niente le vostre rigorose ricerche scientifiche che dimostrano l’efficacia della pratica Yoga nell’aiutare la cura della depressione, dell’emicrania, dei problemi cardiovascolari, delle sindromi da stress e tutto il resto su cui vi state arrovellando: lo Yoga non è una medicina, quindi non vi aiuta a prendervi cura di voi stessi (dalla radice etimologica latina mederi che raccoglie tutti quei significati che ruotano intorno ai concetti curare, aiutare, riflettere e da cui derivano le parole “meditare” e “medicina”, ma qualche migliaio di anni di evoluzione linguistica non significano niente, lo Yoga non fa bene!)

2) “Non esiste al mondo “nulla che possa fare bene se non può fare anche del male, quando utilizzata in modo sbagliato. È come per i metodi naturali: pensare che si possano comunque prendere “tanto non possono fare danni” è come ammettere che non abbiano neanche alcuna efficacia benigna. E dunque, per quanto basso sia il rischio di infortunarsi, “non significa che lo Yoga sia innocuo”.

Voi credevate che la dottrina del seme buono dello Yoga fosse una cosa bellissima e azzeccatissima? Io ho sempre pensato che lo Yoga fosse quella scintilla che faceva ripartire il circolo vizioso del benessere base della vita di ogni essere umano. Non mi ha mai sfiorato l’idea che nella pratica Yoga non ci fosse nessun rischio, motivo per cui ho seguito un percorso di formazione per diventare insegnante e per affinare la mia pratica…percorso di formazione infinito, perché infinito è l’essere umano. Ora meno male ce lo dicono anche gli esperti!

3) “[…] del tutto falso” che lo Yoga “inverta il processo di invecchiamento, risollevi seni, distrugga la cellulite, potenzi le prestazioni atletiche, sessuali e mentali” conclude l’esperto.

Che poveri illusi siamo stati! Pensate che io racconto molto spesso (per non dire sempre) un aneddoto che ho trovato una volta leggendo un libro di Tiziano Terzani: pare che esista un libro in cui sono raccontate le vite di tutti gli esseri umani della terra. La durata della vita di ognuno non è espressa in numero di anni a disposizione, ma in numero di respiri. Va da sé che se respiri velocemente la tua vita durerà meno, se respiri lentamente la tua vita durerà di più. L’ho sempre trovato illuminante perché esprime quello che, a mio parere, era (fino ad oggi) uno dei concetti chiave della vita: a seconda di come vivi, dello stile, delle abitudini ecc ecc puoi scegliere se vivere più a lungo o meno. Se a te sono destinati 100 respiri, la tua vita può durare qualche minuto o qualche anno. A te la scelta. E’ illuminante questa cosa perché, pensavo fino ad oggi, lo Yoga, in quanto scienza del respiro e della libertà, ci fornisce il metodo per capire e per fare in modo che ogni nostro atto respiratorio sia il più completo possibile e, di conseguenza, il più lento e delicato possibile, quindi è lo strumento che ti allunga la vita! Ma non avevo capito niente, in fumo tutti i miei studi sull’anatomia e la biomeccanica respiratoria tesi a comprendere come integrare al massimo la respirazione: “Lo Yoga non inverte il processo di invecchiamento”, loro sanno quanto durerà la tua vita e stop. Niente e nessuno ti potrà far arrivare a 100 anni come se ne avessi 40 (altra cosa di cui ero illuso, vedendo le lunghe e gloriose vite condotte da Iyengar, Krishnamacharia e altri grandi maestri).

Seni cadenti e cellulite ve li potete pure tenere, non vi illudete che un’attività motoria a basso impatto metabolico, ma che allo stesso tempo fa lavorare il sistema muscolo scheletrico al massimo della sua funzionalità possa avere una qualche efficacia.

E voi, sportivi professionisti di mezzo mondo che vi rivolgete a professionisti altamente specializzati che vi insegnano lo Yoga allo scopo di migliorare le vostre performance e magari vincere qualche medaglia olimpica: abbandonate ogni velleità.  Non importa se con l’allenamento integrato dello Yoga le vostre performance attentive migliorano di percentuali impressionanti, non importa se grazie all’aumentata capacità di focalizzare l’attenzione e mantenerla sull’obiettivo si perfezioni la vostra capacità di perseguire gli obiettivi definiti attraverso il goal Setting, non importa se grazie allo Yoga il vostro sistema muscolo-scheletrico è più flessibile e in grado di fronteggiare gli stress portandovi ad infortunarvi meno e ad apparenti performance migliori: non è stato lo Yoga! L’ha detto l’esperto e l’hanno scritto sul periodico nazionale!

Delle performance sessuali…che dire? Non c’è speranza: le miriadi di ricerche in ambito sessuologico (basta fare una ricerca su PubMed o, per chi non ha accesso a PubMed, su GoogleScholar usando come parole chiave Yoga+Sexuality ed escono almeno qualche centinaio di articoli, ricerca che sicuramente la bravissima giornalista avrà fatto prima di sparare una notizia del genere su un periodico di portata nazionale) che testimoniano come lo Yoga migliori la performance sessuale sono polvere, l’attività clinica dei sessuologi che affiancano l’insegnamento dello Yoga alle altre tecniche terapeutiche canoniche per le coppie in crisi non valgono: lo Yoga fa male e non serve, l’ha detto l’esperto!
4) Nell’interessantissimo articolo si parla di come siano in preoccupante aumento i casi di incidenti dovuti alla pratica yogica. Non ho ben capito da dove arrivi questo dato. Spero solo non sia l’ennesima volta in cui ci spacciano per universalmente vero un dato che esce fuori da una qualche ricerca condotta in qualche altro paese dove magari il presidente neoeletto porta una buffa capigliatura. Se così fosse, non lo riterrei un dato significativo. Lo yoga è una disciplina patrimonio dell’umanità da circa 4.000 anni, in ogni luogo dove viene praticato viene proposto assecondando e rispettando i “linguaggi” del posto: stile di vita, stili di salute e atteggiamenti verso il benessere. Trovo un po generico prendere per valido a livello planetario un dato che proviene da un’area parziale del globo. Il giornalista dei miei sogni prenderebbe spunto da quel dato che arriva da un altro paese, per verificare (anche attraverso una semplice domanda inviata per email a tutti gli insegnanti di Yoga raggiungibili) se nel proprio paese la condizione è la stessa o differisce in qualche modo.

5) Yoga si riduce a un paio di ore settimanali, nelle quali si pretende di fare pose avanzate nonostante la scarsa flessibilità e altri problemi fisici. “Ma ho visto anche insegnanti”, rivela Black, “fare la posizione del Cane a testa in giù così testardamente da lacerarsi i tendini di Achille”.

Da un po di anni insegno Yoga e sono state molto poche le volte in cui mi sono trovato nella condizione sopra descritta. Chi decide di iniziare a praticare Yoga si rivolge ad un esperto e la bravura dell’esperto sta nel trasmettere l’idea che c’è un percorso da seguire, graduale e perfettamente ritagliato sull’allievo. In più, l’insegnante di Yoga non si stanca mai di ripetere che l’Asana non è un punto di arrivo ma uno strumento per capirsi e conoscersi. Non mi sono mai trovato a negoziare sulla difficoltà delle Asana. Anche perché a mio parere l’Asana più difficile è Savasana!

6) Formazione frettolosa degli insegnanti: “Si innamorano dello yoga, si iscrivono a una formazione che dure 200 ore e si lanciano nell’insegnamento”. Le conseguenze, conclude, sono facilmente immaginabili.

Questo concetto l’avevo capito anch’io. In Italia mancano delle regole e leggi precise. Il piano didattico della formazione per insegnanti di Yoga può spaziare dalle Tecniche per i viaggi Astrali alla psicofisiòlògia senza nessuna distinzione di sorta. Questo è il motivo per cui con L’Associazione Italiana Hatha Yoga stiamo lavorando ad un corso di formazione per Insegnanti di Yoga che sia il più equilibrato e serio possibile. Un piano didattico che integri la cultura e la filosofia dello Yoga con particolare attenzione ai testi più antichi con le conoscenze di anatomia, biomeccanica e medicina necessarie per proporre lo Yoga come esperienza a bassissimo rischio di infortuni e al massimo della sua potenzialità per la promozione del benessere. Il Blog Yoga Laico ha proprio questa funzione: divulgare i dati emergenti dalle ricerche scientifiche più recenti perché siano chiari il grande potenziale dello Yoga come strumento terapeutico da affiancare alle usuali prassi riabilitative e quali rischi si corrono ad improvvisarsi insegnante di Yoga, rischi non solo per se stessi ma soprattutto per gli allievi che si rivolgono a noi convinti di trovare un professionista serio al quale affidare la riscoperta del proprio benessere. Io ho sempre creduto nell’integrazione dei saperi e nel grande potenziale emergente dall’interdisciplinarietà di ogni intervento che mira a promuovere benessere e salute. Forse sono un illuso anche in questo caso, ma qui, malgrado lo dica il periodico nazionale io non cedo! Forse perché sono limitato, ma non cedo neanche un passo al pensiero settoriale che vede il sapere diviso in ambiti disciplinari. Gli ambiti disciplinari esistono ed è bene che siano separati, ma quando un individuo si determina a promuovere benessere deve fare un passo in più rispetto alla sua logica abituale ed abbracciare la logica sistemica e multidisciplinare: questo è lo Yoga.
7) Evitare come la peste qualunque luogo dove si respiri aria di settarismo (chi è dentro è dentro e guai a chi si allontana) e dove si parli di argomenti che non si possano toccare con mano […] vero rischio sono “i culti della personalità che rischiano di normalizzare metodi di insegnamento opinabili.

Pienamente d’accordo anche su questo punto. Quindi di molte cose ero illuso e l’articolo a levatura nazionale mi ha aperto gli occhi sulla scienza del male che è lo Yoga. Un articolo serio, equilibrato, per scrivere il quale la giornalista si è documentata, ha sentito le massime autorità presenti sul territorio nazionale. Alcune piccole cose le avevo capite anch’io. Ringrazio di cuore il genio del giornalismo che ci ha voluto avvertire di che cosa succede in un’altra parte del mondo senza dare seguito a ciò per valutare com’è la situazione nel paese dove scrive. Grazie perché così ci ha ricollocato nella logica dualistica noi/loro liberandoci dal pensiero integrato che Patanjali aveva tentato di inculcare nelle nostre menti. La ringrazio perché se non ci fosse stato il suo articolo probabilmente una decina di persone si sarebbero presentate nel mio studio per imparare lo Yoga convinte che fosse un reale strumento di benessere, invece lei, balda e coraggiosa, ci salva con il suo bel titolo ad effetto, completandolo con un articolo davvero interessante, che mi motiva ad impegnarmi ancora di più perché dovrò rivedere molte cose degli ultimi 20 anni della mia vita a contatto con lo Yoga.

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