14 luoghi comuni sullo Yoga che mi fanno venire l’orticaria.

Spesso mi capita, durante gli incontri di formazione e workshop che tengo in tutta Italia e in risposta ad alcuni dei post che scrivo di ricevere comunicazioni e critiche. La maggioranza di essi sono critiche poco fruttuose a mio avviso e quasi offensive, quindi o cerco di rispondere il più educatamente possibile tagliando corto oppure semplicemente ignoro questi attacchi sterili mossi da non so quale motivazione. Altre volte capita che si crei un dialogo costruttivo e allora sono felicissimo di rispondere e di scambiare opinioni e studi, da ciò nascono sempre cose belle. Quello che però serpeggia spesso in modo un po’ subdolo è una certa tendenza al pregiudizio e alla definizione della cultura dello Yoga come un qualcosa che a quanto posso vedere fino ad oggi nella mia pratica non corrisponde assolutamente al vero: l’idea che esista uno Yoga autentico…quelle critiche dal sapore “il mio Yoga è più vero del tuo”.

Di seguito elenco 14 punti sollevati da un recente scambio di battute in risposta ad uno dei miei ultimi post, le pubblico perché sento il bisogno di condividere questi punti di vista che appaiono molto vivi e sembrano dei nervi ancora scoperti rispetto allo Yoga e alla sua cultura. Naturalmente sono spunti di riflessione ai quali troverete le mie risposte, condivisibili o meno…non sono un santone che detiene la verità, sono un umile ricercatore sul sentiero dello Yoga!

Proprio nell’ottica del dialogo spero di fare cosa gradita per tutti gli interessati che mi seguono attraverso il blog, il gruppo Facebook Hatha Yoga Italia e la pagina Facebook Yoga Laico.

  • E’ puro New Age: quando sento parlare di new age mi viene L’ORTICARIA perché lo vedo solo un costrutto inventato per ridicolizzare quella che invece, secondo me, è l’importanza fondamentale del contatto con sé stessi e con i propri stati emotivi, nella mia pratica clinica incontro sempre molte difficoltà e resistenze proprio a causa di questo concetto che nasconde la considerazione di “roba da fricchettoni”. Sentire che il mio approccio viene interpretato come roba da fricchettoni, poi, mi segnala che c’è ancora molto lavoro da fare, e su questo mi sto concentrando, per la divulgazione in Italia della tradizione Yoga che parte da Krishnamacharya, passa per Iyengar e Desikachar, arrivando a L. Kaminoff e Amy mattews e si integra con le teorizzazioni della teoria psicologica sistemico relazionale, della psicofisiologia clinica e della psiconeuroendocrinologia. Il mio lavoro è proprio quello di divulgare come da questa integrazione nasca un approccio, uno dei tanti, allo Yoga, che permette la riconquista del benessere.
  • Sentire con il cuore e cercare le proprie dimensioni sono cose sdolcinate che ti fanno salire il livello glicemico. In quanto al livello glicemico farei un controllo alla funzionalità pancreatica: le emozioni e le relazioni durante la pratica Asana non sono solo belle e sdolcinate! C’è dolore, tristezza, rabbia, resistenza al cambiamento, felicità….tutte le emozioni che l’essere umano prova, alle quali si può scegliere di fornire ascolto oppure coartarle determinando l’instaurarsi di contrazioni isometriche su fasce e catene muscolari che limiterebbero il raggiungimento dell’asana perfetta per come definita da Patanjali andando inoltre ad inficiare la funzionalità somatoviscerale.
  • Sentirsi ed ascoltarsi portano ad una metodologia approssimativa: il vero peccato di approssimazione lo commettiamo quando pensiamo che sentire e sentirsi siano approssimazione e non atteggiamento pratyara (sempre per come definito da Patanjali).
  • Un insegnante di Yoga insegna a tutti lo stesso percorso: su ciò lavoro in direzione totalmente opposta, tentando di indicare chiaramente e precisamente la strada ad ogni mio allievo perché trovi la sua via segnando il sentiero dell’Hatha Yoga.
  • E’ assurda l’affermazione “ESISTONO ALTRETTANTI STILI DI PRATICA QUANTI SONO I PRATICANTI STESSI.” Si stimola lo Yoga fai da te! Di fronte a ciò di solito sorvolo sull’accusa di “assurdità” del mio approccio e di quello che scrivo, evidente dimostrazione del fatto che le emozioni vanno ascoltate, conosciute ed espresse nei contesti consoni. La tradizione dei mistici sramana, da cui pare che storicamente nasca lo Yoga (S. Cope e Mircea Eliade hanno scritto parole bellissime su ciò) ci parla di persone che hanno sistematizzato lo Yoga a partire dalle sperimentazioni delle pratiche che noi oggi conosciamo sui loro corpi e sulle loro menti guidati da altri sperimentatori un po’ più anziani, insieme sperimentavano e cercavano, probabilmente devo rivedere qualcosa nel mio lavoro degli ultimi 20 anni se passa il messaggio che io promuova lo Yoga fai da te, anche perché il mio lavoro è insegnare Yoga!!!
  • Risonanza…universo…energia…vibrare. Una posizione sbagliata di pochi centimetri durante un Asana rischia di non far vibrare le nostre parti del corpo con l’universo. L’attacco di ORTICARIA si aggrava soprattutto quando sento nominare tre parole nello specifico: energia, risonanza e vibrazione/vibrare. Cos’è questa energia? Bene mentre state provando a definire la parola state dando una vostra interpretazione di un fenomeno percettivo, se la definite attraverso una frase letta in un libro o sentita durante qualche corso o seminario state semplicemente usando l’interpretazione di qualcuno di diverso con il quale (spero) vi trovate d’accordo. Per deformazione professionale e per storia di vita io sono abituato a non interpretare ma a guidare chi si rivolge a me attraverso la raccolta fenomenologica dei suoi dati. Sono d’accordo sul fatto che i pochi centimetri siano fondamentali, ma non per fantomatiche vibrazioni new age con il cosmo, il cosmo e gli universi paralleli stanno avanti rispetto a dove siamo noi…sono dentro di noi, i 2 cm sono importanti per chiare e scontate motivazioni di anatomia, biomeccanica e salvaguardia dagli infortuni, una volta ascoltate queste componenti, “non saremo più turbati dai dualismi e raggiungeremo l’essere infinito che è in noi” (Patanjali)!
  • Lo Yoga è prima di tutto scienza. Perfettamente d’accordo col fatto che lo Yoga sia scienza, non per niente sono stato “costretto” a laurearmi e a continuare a studiare tuttora anatomia fisiologia, biomeccanica e psicofisiologia per poter aiutare i miei allievi a raccogliere e comprendere i dati che arrivano dalla nostra pratica.
  • L’insegnante di Yoga deve insegnare correttamente il ritmo prescritto dalla tecnica. Così facendo l’insegnante semplicemente insegnerà il suo ritmo, rischiando di sostituire le sue funzioni fisiologiche e i suoi ritmi a quelli dei propri allievi. Il bravo insegnante, a mio parere aiutai suoi allievi a scoprire il proprio ritmo e da lì li guida verso l’intuizione che il ritmo di ogni singolo individuo è integrabile dialetticamente con i ritmi di tutti gli altri individui, compreso il ritmo del Maestro stesso!
  • Un allievo che viene incoraggiato a praticare secondo il tuo metodo non farà altro che coltivare disordine e agitazione, nonchè un notevole ego. Su questo i tanti allievi che aiuto a superare attacchi di panico, depressione, dipendenza da farmaci, sindromi post traumatiche da stress, dolore cronico e recupero post-operatorio, quelli che partecipano ai miei corsi di formazione, seminari e workshop in tutta Italia mi restituiscono un’esperienza molto diversa di riconquista della guida sulle proprie risorse, mi parlano di aver toccato con mano che Yoga significa aggiogare tutte le risorse e guidarle per la crescita spirituale e la riconquista del benessere.
  • In ciò che scrivi c’è un continuo Io. Nella mia pratica il soggetto dell’azione è noi! Questo è quello che mi guida: il noi, il fare con l’altro, costruire insieme benessere. Di frequente uso il pronome Io quando scrivo o spiego per sottolineare che quello è il mio personalissimo punto di vista, che arriva dalla mia pratica, ma è un punto di vista soggettivissimo! Per delicatezza non voglio sparare sentenze e verità, non è il mio stile, lo trovo troppo impregnato di dualismo (come direbbe lo zio Patanjali) e un po’ da prete, del tipo: io so come è fatto Dio, ve lo racconto e ci dovete credere….no, non è questo che voglio fare!!!
  • La pratica deve portare l’aspirante all’assenza dell’ego e non alla coltivazione dello stesso. L’ORTICARIA mi attanaglia: ego? Cos’è? Il concetto di ego appartiene ad una cultura psicologica un po’ vecchiotta. In più esistono molte definizioni di Ego: la traduzione letterale dal latino? La definizione di Freud? Quella di Jung? Quella di Adler? Quella di James? Quella di Brentano? La psicologia da lì è andata molto avanti fino ad arrivare ad esempio agli studi sulla psicofisiologia, sulla mindfulness e sulla psiconeuroendocrinoimmunologia…se proprio dobbiamo usare termini della cultura psicologica prendiamoli da questi paradigmi, hanno molto di più da darci in termini di studio delle pratiche meditative.
  • Il Maestro disse… Non approssimiamo! Chi è questo maestro? Basta con il delegare a fantomatici maestri e studiosi frasi e sentenze. Io fornisco sempre chiari riferimenti bibliografici e aneddotici, pretendo lo stesso: nomi e cognomi, date di pubblicazione, titoli, case editrici!!!
  • Con il tuo stile confondi la ricerca personale degli allievi con la pratica corretta dell’Asana. Ringrazio sempre chi mi fa notare un errore ma al momento io e i miei allievi non vediamo niente che separa ricerca personale e pratica “corretta” dell’Asana.
  • Lo Yoga è uno strumento che ti porta velocemente alla meta, non c’è da fermarsi a guardare dal finestrino. “Occupati solo dell’azione non occuparti mai dei frutti. Non essere mai spinto ad agire dal frutto delle tue azioni, né d’altro lato, abbi attaccamento per l’inazione, compi le tue azioni, o Arjuna, stando ben fermo nello Yoga […] sii uguale nel successo e nell’insuccesso (Bhagavadghita, II°, 47,48).

Detto ciò farò una visita da un dermatologo per controllare questi miei attacchi di orticaria! 🙂

Un pensiero su “14 luoghi comuni sullo Yoga che mi fanno venire l’orticaria.

  1. Pingback: Lo Yoga è pericolosissimo! L’ha detto il giornale! | Yoga Laico

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