Attenzione 2. Dall’attenzione all’Asana: il punto di vista

La dinamica posturale di un individuo, in un dato momento, è da considerare come la risultante di un bisogno: il bisogno di servire un determinato punto di vista e, quindi, un particolare stile attentivo e di approccio con l’ambiente e con se stessi.

23112010543 Considerare l’attenzione pensando che essa accada solo nel distretto occhio-testa, ci da, di essa, un’immagine parziale, il nostro faro ad occhio di bue ha un raggio ristretto, stiamo guardando una persona solo alla testa, allarghiamo il raggio del nostro faro e, insieme al distretto occhio-testa, iniziamo ad osservare che cosa accade: possiamo vedere che ad un determinato sguardo è collegato un determinato atteggiamento globale della testa servito da una particolare posizione del collo, collegata ad un pattern unico e particolare delle spalle che inizia a dare forma al petto, alla posizione delle scapole, all’atteggiamento di tutta la schiena e dell’addome, che appoggiano su una precisa posizione abituale del bacino, che, a sua volta, si appoggia attraverso l’articolazione coxofemorale agli arti inferiori che presenteranno una particolare morfologia, la quale richiede uno specifico atteggiamento dei piedi che determina un atteggiamento della pianta nel tentativo di garantire la scarica del peso più funzionale possibile per il mantenimento dell’omeostasi e della dinamica di base della postura: il rimbalzo tonico.

L’atteggiamento posturale è infatti sempre da intendersi come un insieme gerarchizzato di tensioni che determina un particolare modo globale di porsi nei confronti dell’esperienza sensoriale (Ruggieri, 2004) che risulta, in definitiva, la concretizzazione dell’immaginazione di se stessi nel mondo(Ibidem). In questo senso attraverso la postura il soggetto definisce i suoi punti di vista (Ibidem) mettendo in scena la propria immagine della sua posizione esistenziale.

© Roberto Tricoli-Yoga Laico
“Opera tutelata e depositata su www.patamu.com con numero licenza 13964patamu2

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