L’Attenzione.

L’educazione percettiva si basa essenzialmente su un lavoro di presa di coscienza delle afferenze degli stimoli sensoriali;23112010541

per presa di coscienza di una nostra attività motoria possiamo intendere la capacità di leggere ciò che noi proviamo mentre è in funzione il sistema neuromotorio responsabile di quella specifica attività; quindi, la presa di coscienza implica “l’esercizio di una forma di attenzione incentrata sul proprio corpo e sulle sue modalità di funzionamento” (Le Boulch, 1975). In altre parole, il soggetto seleziona i messaggi sensoriali, concentrando la propria attenzione sulle informazioni utili provenienti dal proprio corpo, dai propri movimenti, dall’ambiente, favorendo l’accesso alle informazioni specifiche utili e attenuando o escludendo le informazioni sensoriali disturbanti o interferenti col processo percettivo in atto.
Le funzioni fondamentali della percezione sono l’organizzazione degli stimoli ricevuti e la loro interpretazione. In queste due funzioni è coinvolta in varie modalità l’attenzione (Westen, 2002).
Potremmo definire l’attenzione come “il processo di focalizzazione della coscienza (consapevolezza) in grado di sensibilizzare maggiormente l’individuo nei confronti di una gamma limitata di esperienze che richiedono un’elaborazione più approfondita delle informazioni” (Westen, op. cit.).
Un funzionamento plastico della selezione corticale nei fenomeni attentivi permette all’individuo la focalizzazione ottimale sugli stimoli sensoriali e la loro codifica in chiave ego sintonica, aprendo le porte al funzionamento ottimale dei meccanismi che sottostanno alla consapevolezza: monitoraggio continuo dell’azione e del contesto (Kihlstrom, 1987) e controllo di pensieri e comportamenti funzionali al raggiungimento di determinati scopi (Mandler, Nakamura, 1987). Il cervello al massimo della sua efficienza e vigilanza dimostra una specificità della corteccia cerebrale che permette di attivare soltanto le aree necessarie al compito del momento, lasciando inattive le aree irrilevanti (Goleman, 2003).
A tal proposito, è illuminante seguire la descrizione che Goleman (op. cit.) ci fornisce per il funzionamento dell’attenzione focalizzata: essa”implica piccole aree chiaramente demarcate di eccitamento corticale, circondate da aree di inibizione. Quando si verifica una sbavatura nella demarcazione del cervello di eccitazione e inibizione, c’è un passaggio di eccitazione alle aree cerebrali irrilevanti per il compito del momento. Questo è il funzionamento cognitivo tipico delle condizioni di stanchezza o di ansia acuta. La specificità corticale ben regolata, d’altra parte, caratterizza un funzionamento da svegli ben riposati che permette la flessibilità nell’affrontare le domande ambientali con risposte abili e funzionali. La flessibilità neurologica che sottostà al meccanismo dell’attenzione focalizzata permette all’attivazione cognitiva e neurale di cambiare a seconda delle richieste situazionali fluttuanti”. Una volta che lo stimolo scompare, le risorse, le energie e le strutture attentive possono tornare a distribuirsi e a lavorare ad un livello energetico più basso. Il fenomeno della mente che vaga, il rumore attentivo di fondo che coinvolge molte risorse attentive in operazioni distribuite senza lasciarne di attivabili e disponibili a focalizzarsi su uno stimolo, sono segnali di stanchezza attentiva che creano un circolo vizioso per cui: non riesco a concentrarmi (focalizzare l’attenzione) – cerco risorse attentive da indirizzare sullo stimolo – mancano risorse attentive per attivare la ricerca – non riesco a concentrarmi.
Ciò che è necessario ripristinare, in situazioni in cui è richiesta un’attenzione particolarmente intensa e focalizzata sui dati sensoriali, come a nostro avviso è necessario che accada nel setting d’intervento sulla dinamica posturale, è il meccanismo di attivazione-disattivazione dei sistemi corticali di attenzione focalizzata in modo da garantire la specificità ottimale della risposta cerebrale alla domanda ambientale (Goleman, op. cit) e propriocettiva.
Un’altra modalità di funzionamento dell’attenzione di particolare interesse all’interno della riflessione sulla dinamica posturale è quel meccanismo definito della disattenzione selettiva (Westen, op. cit.). In questo caso può accadere che di fronte a stimoli importanti ma emotivamente perturbanti distogliamo il focus dell’attenzione (ibidem) e, semplicemente, tali stimoli, esterocettivi o propriocettivi, non vengono processati dal meccanismo dell’attenzione e non accedono al sistema della consapevolezza, non potendo essere inscritti nel contesto dello schema corticale. Quindi, considerate queste premesse, si comprende come sia di indubbia utilità per il miglioramento della funzionalità posturale ripristinare il canale comunicativo tra corteccia cerebrale (schema corporeo) e distretti corporei, allenando, migliorando, la capacità attentiva del cliente, considerata l’importanza centrale che essa riveste nella qualità della performance percettiva.

(C) Roberto Tricoli – Yoga Laico – “Opera tutelata e depositata su www.patamu.com con numero licenza 13851

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