Asana, Pranayama e Intuizioni Cibernetiche

Âsana (la postura) “significa fermezza del corpo, saldezza intellettiva e buona disposizione di spirito” Patanjali, II° – 46.

mare al tramonto

 Le Âsana sono forse la componente più “famosa” dello Yoga, sono le posizioni del corpo, appunto le posture. Mi sono fatto convinto durante la mia pratica che il patrimonio di Âsana (pare che ne esistano qualche milione) raccolga tutte le possibilità di movimento del corpo umano, tutte le possibili posture che il corpo umano può assumere.
Le Asana sono uno strumento che costruisce un vero e proprio laboratorio di pratica dei due stadi precedenti individuati da Patanjali (Yama e Niyama): la pratica consiste nel modellare il nostro corpo in una serie di Posture, in modo non violento, sincero, puro.
Nella pratica delle Âsana, ad oggi, si sono raggiunti livelli quasi agonistici che hanno allontanato molto questa antichissima pratica da ciò che essa era all’origine. Una mentalità focalizzata sull’obiettivo e sulla performance ci porta a praticare con degli stili che spesso rischiano di andare proprio nella direzione opposta a quella che è l’essenza dello Yoga e della pratica delle Âsana.

Il “lavoro” praticato con le Âsana è un lavoro “a togliere” non ad aggiungere…è molto simile al lavoro di uno scultore che togliendo con maestria piccoli pezzetti di materia da un blocco grezzo gradualmente ne produce un oggetto in grado di evocare un’esperienza estetica.

Nello Yoga il lavoro per la costruzione del benessere è un lavoro che va verso la semplificazione, non verso l’aggiunta di complessità e orpelli. La nostra esistenza e noi stessi come esseri viventi siamo già abbastanza complessi, non c’è nessun bisogno di aggiungere, semmai il lavoro è quello di scevrare per poter raggiungere un’essenza unica e indivisibile…

che probabilmente non esiste e ne sono dimostrazione gli stati più profondi della mente quali ad esempio il Samadhi che è lo stato di massima funzionalità dell’essere umano, uno stato di coscienza caleidoscopico di cui non si può parlare o scrivere perché esse sarebbero semplicemente operazioni fatte ad un livello di funzionamento cerebrale che è quello cosciente normale…nel Samadhi tutto cambia e le logiche diventano diverse o, forse, cessano di esistere, la descrizione che di quest’esperienza ci da Patanjali è magistrale:

Samadhi: quando l’oggetto del flusso continuo di attenzione si fonde con il meditatore,

la coscienza di quest’ultimo si dissolve. Questo e’ il Samadhi .

La scienza moderna ha dovuto attendere le riflessioni afferenti alla Seconda Cibernetica per iniziare a problematizzare la reale conoscenza e l’inesistenza dell’illusoria oggettività illuministica dello scienziato/conoscitore.
Tornando all’Âsana, mi ha sempre colpito, ogni volta che ho consultato uno dei testi antichi della tradizione Yoga, l’assenza di immagini quando si parlasse di Âsana. Mi ha sempre colpito perché ero abituato allo stile occidentale di trattare le Âsana, dove si impregnano i libri che scriviamo sulle Âsana con immagini di qualcuno che le sta praticando, questo probabilmente a scopo didattico e divulgativo…per rendere tutto più semplice, ma la disciplina dello Yoga non è niente di semplice! Anzi, è la quintessenza della complessità, perché non tralascia nessun aspetto della fenomenologia dell’esistenza umana.

Le Âsana non sono “icone”, non sono figure da riprodurre fedelmente per come le vediamo rappresentate sul libro o praticate dal Guruji di turno. Ancora Patanjali ci spiega chiaramente e in modo cristallino quando l’Âsana che stiamo praticando raggiunge la perfezione:

Si acquisisce la perfezione in un’Âsana quando cessa lo sforzo per realizzarla e si raggiunge l’essere infinito che è in noi.

Da questo momento l’aspirante non è più turbato dai dualismi .

Patanjali non ci parla di nessuna mano che deve arrivare a toccare qualche punto particolare, nessun membro che stia in una determinata posizione e questo perché la perfezione dell’Âsana la si raggiunge quando sentiamo un particolare stato interiore, si lascia andare lo sforzo necessario a mantenere la postura e ci si può lasciare andare a Dio, a noi stessi.
Durante la pratica delle Âsana, ma potremmo dire che tutta la disciplina dello Yoga ruota intorno ad esso, il lavoro è tutto centrato sulla respirazione e, proprio la respirazione, è il soggetto preso in esame con il quarto elemento dello Yoga:
Pranayama:
Pranayama e’ la regolazione del flusso dell’espirazione e dell’inspirazione unito a pratiche di ritenzione. Il pranayama ha tre movimenti: una prolungata e delicata inspirazione, un’esalazione e una ritenzione .

Il pranayama è l’elemento cardine anche per ciò che riguarda la sua posizione nella gerarchia degli elementi dello yoga: esso viene infatti dopo i primi tre e apre la strada per i tre successivi che possono essere raccolti sotto il concetto di Samyama: l’arte dell’integrazione, i tre elementi che compongono questa arte sono Dharana, Dhyana e Samadhi.

 

patamu2Opera tutelata e depositata su www.patamu.com con numero licenza 13663

3 pensieri su “Asana, Pranayama e Intuizioni Cibernetiche

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